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mPalermu PDF Stampa E-mail
Scritto da Sara Scaloni   
martedì 22 aprile 2008

 

Corpi nudi, svestiti, corpi al buio che presi dalla frenesia e frustrazione dei ritmi abituali prendono vita,  si vestono e si animano.

Il pubblico del Teatro Pergolesi è rimasto sconcertato e perplesso dallo spettacolo andato in scena sabato 19 aprile.  Un pubblico perplesso e sconcertato all’inizio, ma poi travolto e colpito dalla tragedia ed ironia di una rappresentazione sicuramente originale ed innovativa.

“Passaparola…teatro al prezzo di una birra” è la rassegna che dal dicembre dello scorso anno, in collaborazione con il teatro pirata, continua a regalarci sentiti momenti di riflessione, toccando temi più disparati e plurali.

Lo spettacolo di Emma Dante, “Mpalermu”, non semplice da digerire soprattutto per  la chiara incomprensione dell’ idioletto siciliano, una lingua così lontana e diversa, ma nello stesso tempo ricca e musicale, un linguaggio che racchiude storia e cultura.

Lo spettacolo è stato teatro dell’impossibile, raffigurante una famiglia formata da cinque componenti che si veste, si sveste, esce per strada, si prepara ad uscire, si apre all’esterno, si chiude in se stessa, ma nello stesso tempo non riesce a superare l’immobilismo che le appartiene. Quest’ultimo, proprio della città di Palermo, in cui “non si compiono azioni, si mettono in scena cerimonie, non si fanno discorsi, si opera retoricamente citando ammiccando alludendo, la città dello spreco e del superfluo, della decorazione magnifica messa come corona allo sfacelo”. La stessa cultura e gli stessi atteggiamenti che portati all’eccesso divengono omertosi, silenziosi, mistificatori e occultati nella realtà resa impossibile e incomprensibile.  Palermo come città che ha come “stemma sullo scudo il silenzio”. Palermo come città degli eccessi e dei difetti, comportamenti posti agli estremi, mai equilibrati o pacati. Palermo effimera, labile e fugace, niente è durevole  o effettivo.

Realtà non reale, questo teatro dell’impossibile, che fa di Palermo una sorta di rappresentazione simbolica dell’anima del mondo, incessantemente indaffarata e incessantemente morente, è la nostra commedia. 

Questi attori, Gaetano Bruno, Sabino Civilleri, Tania  Garribba, Ersilia Lombardo e Manuela Lo Sicco, questi parenti congiunti, perpetuano il loro essere siciliani, all’interno della loro famiglia, della  loro cultura tradizionale. Agiscono, varcano la soglia, vanno fuori, esagerano. Trafitti dalla loro ingordigia si abbuffano di dolci. Invasi nella loro libertà, si spogliano delle loro vesti. Turbati nella malinconia, si bagnano nell’acqua purificatrice. Si mettono in mostra, si fanno guardare, per dimenticare l’urto, “la rottura di ombre irregolari appiccicati alle pareti”.  Tutto ha un solo fine: non sentire, non andare a contatto con la propria anima, il perpetuare con i stessi gesti abituali permette di non sperimentare, di non cambiare, restare immobili.

La schizofrenia dei loro gesti percorre due poli opposti: lunghi silenzi rotti da grida, iperattivismo che nasconde inettitudine, voglia di cambiamento soffocata da tradizionalismo. Nei loro gesti estremi rivediamo noi stessi, le nostre aporie, i nostri paradossi.

Lo spettacolo mPalermu,  vincitore del Premio Scenario 2001 e Premio UBU 2002, lascia interdetti, confusi, perplessi, ma nell’incertezza della rappresentazione, nei forti sentimenti espressi,  nell’inquietudine e nell’impotenza che rimanda, si trasmette la peculiarità di un disagio  vero, sentito e radicato all’interno del territorio siciliano e forse peculiare degli italiani tutti.

 

 

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