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SADAM: diamo i numeri...?!?(Sesta puntata) PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Gianangeli   
venerdì 20 marzo 2009

 

QUESTIONE TECNICA O POLITICA ???


Nei prossimi giorni è previsto un incontro al Ministero fra la Eridania-Sadam, il nostro Sindaco, e le varie parti (sindacati, Provincia, Regione) coinvolte nella riconversione. Cosa farà Belcecchi assieme ai suoi assessori all’Ambiente Gilberto Maiolatesi ed allo Sviluppo Economico Daniele Olivi???? E cosa faranno gli altri enti pubblici coinvolti?In questa puntata, più che a numeri, farò riferimento ad atti ed episodi che mi auguro possano essere di una qualche utilità per aiutare a fare  un piccolo quadro riassuntivo su alcuni aspetti della vicenda Sadam a volte un po’ “dimenticati”:

- Sadam dice che la nuova centrale a  biomasse sostituirebbe la vecchia ed obsoleta centrale termoelettrica interna allo zuccherificio. Dall’accesso agli atti della Turbogas, però, abbiamo riscontrato che la stessa cosa venne sostenuta dalla Sadam nei documenti ufficiali già al tempo della costruenda Turbogas, quando proprio la dismissione della centrale interna veniva indicata come contropartita, dichiarando di sostituire l’attività della centrale obsoleta con la nuova e più moderna Turbogas. La cosa è in effetti avvenuta, e  quindi non capiamo come oggi si possa, parlando con una metafora un po’ rurale, “rivendere due volte la stessa vacca”, approfittando, forse, del fatto che la stessa centralina interna in  questi anni non è mai stata demolita;

- Sadam e le promesse occupazionali: una questione non nuova. L’azienda dichiarò nel 1999 che la Turbogas sarebbe stata fondamentale per la competitività dello zuccherificio, e quindi per mantenere i posti di lavoro. Una motivazione importante per l’accettazione da parte del Comune della Turbogas stessa. Da fonti stampa del Comune di Jesi, apprendiamo che, appena 3 anni dopo (nel 2002), l’azienda propose un piano di ristrutturazione che prevedeva, tra l'altro, la mobilità per 36 unità lavorative….!!! (Vedere qui e qui)- Nella Convenzione del 1999 della Turbogas (art.19), Sadam si impegnava al mantenimento in esercizio dello Zuccherificio di Jesi per un periodo quantomeno corrispondente a quello di attività della Centrale, con la salvaguardia dell’occupazione e degli allora livelli produttivi. Attualmente, invece, lo zuccherificio è stato chiuso, mentre la Turbogas è considerata uno dei presupposti per l’avvio della riconversione, con l’impegno da parte del Comune a procedere al rinnovo della convenzione (in scadenza proprio nel 2009). Tutto ciò è indicato a pag.2 dell’ accordo sindacale propedeutico alla riconversione sottoscritto dal nostro Sindaco Belcecchi, dalla Eridania-Sadam, dai sindacati e da tutte le parti interessate alla riconversione il 30 gennaio 2008;

- L'11 dicembre 2007 Sadam sottoscrive la Proroga del Protocollo Quadro Nazionale per il Settore Saccarifero in cui, a pag.2, dichiara che lo zuccherificio di Jesi proseguirà l’attività saccarifera. Il 9 gennaio 2008 (!!!) invece, chiede al Ministero la chiusura dello stabilimento di Jesi (Vedere qui,  a pag.4 e 7).Poniamo una semplice domanda: Sadam non sa 29 giorni prima quello che farà 29 giorni dopo (e con che spirito, quindi, autorizzerebbe tale azienda a insediare ulteriori impianti insalubri, come la proposta raffineria e la centrale a biomasse?)??? Oppure, nel dicembre 2007, l’azienda ha sottoscritto un accordo di carattere nazionale, consapevole che non avrebbe potuto mantenere i suoi impegni (quindi, di nuovo, davanti a tali fatti oggettivi, con quale spirito potremmo aver fiducia nelle sue parole sulla garanzia ai lavoratori?).Oppure ci sono altre misteriose spiegazioni che non riusciamo a vedere nei documenti ufficiali? Tale domanda, rivolta per altro direttamente e pubblicamente ai rappresentanti della Sadam presenti al Consiglio Comunale aperto di Monte San Vito tenutosi lo scorso 20 novembre 2008, non ha mai avuto risposta;

 

- Ha sempre chiesto la firma al Comune di Jesi dell'accordo di riconversione (un atto importante ed impegnativo per le istituzioni) senza presentare neanche il progetto industriale. Solo 29 slides illustrative, poco più di un depliant.... Anche se tale atteggiamento fosse legalmente ineccepibile,  rimane una problematica tecnico-politica enorme: si pretenderebbe di avere il voto favorevole di un consigliere comunale o di un amministratore politico così, sulla fiducia, praticamente, “a scatola chiusa” ????;

 

 

- Da fonti stampa mai smentite (vedere ad esempio qui,), apprendiamo il 19 dicembre 2008 che Massimo Maccaferri, presidente di Eridania-Sadam,  definisce l'atto di indirizzo, votato dalla quasi totalità dei consiglieri comunali di maggioranza appena 6 giorni prima, inaccettabile e "fantomatico", dichiarando inoltre di volerlo ignorare e di voler procedere alla Valutazione di Impatto Ambientale, con i suoi progetti originari. Successivamente, si parla di taratura degli impianti in modo che la Valutazione di Impatto Ambientale venga fatta direttamente al Ministero. Qualcuno potrebbe notare che ciò, alla luce anche di alcune dichiarazioni rilasciate il 31 gennaio 2009 da Gaetano Maccaferri, presidente di Unindustria Bologna (vedere qui oppure qui e qui)  almeno in parte, potrebbe coincidere con un tentativo di by-passare e di scavalcare il potere decisionale delle istituzioni locali (Comune in primis);

- Dall’accesso agli atti relativo al Piano di Demolizione dello stabilimento, apprendiamo che l’azienda ha cercato di  includere nelle operazioni di demolizione anche l’interramento dei bacini di sedimentazione; una operazione, questa, assolutamente non inerente con la demolizione stessa, ma al contrario, attinente alla caratterizzazione ed alla bonifica dell’area, attività che la normativa europea rende obbligatoria prima dell’avvio di qualsivoglia riconversione. Nel piano di demolizione, inoltre, l’azienda fa riferimento ad attività di caratterizzazione/bonifica non pertinenti con la demolizione. Tutto ciò ha costretto i nostri attentissimi tecnici della ASL di Jesi, (che ringraziamo pubblicamente per la loro professionalità e la loro tenace opera di controllo) competenti per il controllo dell’attuazione della corretta procedura di demolizione, a respingere inizialmente il piano ed a portare delle rigide prescrizioni, onde evitare che ci possano essere in futuro “malintesi” e che il piano di demolizione o alcune sue parti fossero da qualcuno confusi con le complicatissime ed onerose procedure di bonifica;

- Come si può ben vedere, molte delle considerazioni fin qui esposte, che delineano un quadro che, seppur entro confini legalmente legittimi, non appare dei più favorevoli e positivi per la Eridania-Sadam e per Maccaferri, provengono da informazioni dedotte ed ottenute con accessi agli atti effettuati dal Comitato presso i vari enti pubblici (Comune, Provincia, Regione). Non vorremmo che sia questo uno dei motivi per cui, lo scorso settembre 2008, l’azienda cercò di ostacolare i nostri accesi agli atti cercando di opporre addirittura il Segreto di Stato.

Davanti ad un simile quadro generale, stonano decisamente le dichiarazioni di alcuni nostri esponenti politici locali, RAPPRESENTANTI DEL POPOLO, che dicono:

· L’assessore regionale all’ambiente Marco Amagliani: “l’azienda non si sta comportando male…perché non sta calzando la mano con il comune”…. (Vedere qui).Delle due, una: o il nostro assessore all’ambiente esprime dei giudizi senza conoscere bene le considerazioni sovra esposte, oppure il nostro assessore all’ambiente esprime tali giudizi pur conoscendo il quadro sovra esposto. Non so quale delle due opzioni sia preferibile, per un assessore regionale all’ambiente, e mi auguro che ci sia una terza risposta più rassicurante per i cittadini di tutte le Marche;

· L’assessore regionale Fabio Badiali:” i limiti che la Regione sta introducendo per le centrali a  biomasse  non valgono per le riconversioni degli zuccherifici”…(Vedere qui e qui).E inoltre, invece di difendere il lavoro del Parlamento Cittadino dagli attacchi dell’imprenditore Maccaferri, critica pesantemente e pubblicamente l’atto di indirizzo votato;

· L’assessore all’ambiente del comune di Jesi, Gilberto Maiolatesi, che invece di indignarsi davanti all’affronto del presidente Maccaferri, come forse chi conosce la storia “politica” dell’assessore si aspetterebbe, dichiara che i paletti messi dall’atto di indirizzo (che noi del comitato continuiamo comunque a ritenere assolutamente insufficienti) possono essere...”una piattaforma flessibile” (Vedere qui);

· Il nostro sindaco Fabiano Belcecchi, che alle parole di Maccaferri, invece di difendere con fermezza e senza alcuna ambiguità il lavoro dei rappresentanti dei cittadini e l’atto di indirizzo nella sua interezza e nella sostanza di TUTTE le prescrizioni in esso inserite, dice che è comunque interesse del comune arrivare ad un accordo (Vedere qui), contraddicendo le sue stesse parole dette al Consiglio del 13 dicembre 2008 (Vedere qui, pag.33) , che davano all’atto di indirizzo un valore di sintesi fra le varie istanze delle diverse forze di maggioranza, e di definizione “a priori” di quello che deve essere il progetto.Il tutto mentre la maggior parte dei consiglieri comunali di maggioranza non dice  più nulla, se non di attendere con pazienza “penelopesca” che il Presidente Maccaferri finalmente si “degni” di presentare un progetto industriale vero e proprio. Anche se occorre riconoscere che qualche voce indignata dalle istituzioni si fa, più o meno timidamente, sentire, sia dalla maggioranza sia dall’opposizione.

Con una situazione così, si va a Roma,  a discutere… di che cosa?

Di come trovare una intesa sul progetto??

Oppure per dare in mano i presupposti della decisione AI TECNICI, come se una situazione del genere avesse una soluzione prettamente tecnica, legata alle istruttorie di alcuni ingegneri di Regione o Ministero????? Si dice: se gli impianti saranno a norma, e rispetteranno i limiti di legge, non faranno male e quindi si possono fare…

Come se la questione non fosse, fortemente, principalmente, ASSOLUTAMENTE….POLITICA!!!!

Ricordiamo che, dalle informazioni che provengono anche da esponenti politici locali (di cui ovviamente abbiamo le registrazioni video) mai smentite dall’azienda presente alle occasioni in cui queste venivano pronunciate,si evince che Sadam non ha chiuso per vera e propria crisi economica, come invece sta accadendo a tante altre realtà produttive della Vallesina: sembrerebbe, infatti, che la Sadam avesse al momento della chiusura bilanci in attivo di milioni di euro. La chiusura, quindi, sarebbe stata dettata solamente da puri (e legittimi, per carità) interessi di profitto (circa 60 milioni di soldi pubblici dall’ UE, più tutte le centinaia di milioni di euro di incentivi pubblici statali che avrebbe con la riconversione), creando però un problema enorme per le famiglie dei lavoratori e per la città. Tutto ciò sarebbe una questione forse TECNICAMENTE irrilevante, ma POLITICAMENTE ENORME E INACCETTABILE!!!

Come si fa poi ad ignorare POLITICAMENTE che oggi, a zuccherificio spento,  tutti i dipendenti, tranne poche unità, almeno da quello che si evince dai media locali e che viene dichiarato dalle RSU aziendali, stanno regolarmente lavorando, soprattutto al confezionamento ed al corporate, settori che l’azienda dice saranno assolutamente sostenibili e mantenuti anche con la riconversione??? In effetti, a meno che l’azienda non prometta cose che saprebbe già di non poter mantenere, questa proposta di riconversione sembrerebbe non avere alcuna giustificazione legata alla esigenza di tutela dei posti di lavoro; nulla a che vedere, quindi,  con la tremenda crisi economica occupazionale che sta invece colpendo aziende importanti della Vallesina come Hydropro,  Caterpillar o tante altre….

Politicamente, quindi, si cercherebbe, se le informazioni date da rsu e azienda sono veritiere, di far approvare una riconversione, che comunque creerebbe impatti ambientali e sanitari importanti, ma che, in effetti, non sarebbe così necessaria ai  lavoratori. Tutto ciò, ripeto, tecnicamente forse ineccepibile…Ma come giustificarlo, assessore Badiali, o sig. Sindaco,  POLITICAMENTE??????

E cosa dire della direttiva UE approvata lo scorso 17 dicembre 2008  che, quando fra due anni verrà obbligatoriamente recepita dagli stati membri, metterà dei seri dubbi di incentivabilità agli impianti proposti? E cosa succederà se perderanno gli incentivi pubblici, cuore economico di tutta l’operazione? Io se fossi un lavoratore Sadam sarei seriamente preoccupato da quella direttiva.

E cosa diranno, ai cittadini, sul fatto che nell’accordo del 30 gennaio 2008 la centrale non c’era? Perché la Sadam ha tirato fuori la centrale, che la stesa Commisione Tecnica definisce, ripeto, il cuore economico di tutta l’operazione, nonché fonte primaria della maggior parte dell’inquinamento previsto, solo dopo aver portato a casa già un primo via libera da parte delle istituzioni? Tutto legittimo, per carità, ma politicamente?

Come faranno ad ignorare che, a norma di legge, con valutazioni e autorizzazioni legittime, ci siamo ritrovati a vivere in una Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale?

Ignoreranno che, a norma di legge, abbiamo già una situazione ambientale insostenibile, con sforamenti superiori ai limiti imposti dalla normativa vigente già oggi, a zuccherificio fermo?

Ignoreranno che a norma di legge, non esiste un valore limite per il PM2,5 o per il PM1 o 0,1, i più pericolosi e micidiali per la nostra salute (e soprattutto per quella dei nostri bambini!) ?

Ignoreranno che, dove monitorizzati, i PM2,5 sforano continuamente i valori indicati dall’OMS e già recepiti in altri paesi europei ?

E cosa dire, della “favola” dei monitoraggi, pieni di pagine inserite senza tempestività e zeppe di dati non validati??? Da anni…. Monitoraggi che lo stesso chimico Gilberto Coppa, segretario del Partito Socialista di Jesi, (anch’esso in maggioranza) definisce dati contraddittori  e inutili (Vedere qui).

Ignoreranno che a norma di legge, con valutazioni ambientali e tecniche legittime, abbiamo un impianto a rischio di incidente rilevante (Golden Gas) a pochi passi dalla Turbogas e che il tutto sarebbe a pochi metri dagli impianti previsti dalla proposta di riconversione, probabilmente anch’essi a rischio di incidente rilevante? Vogliamo aspettare che succeda qualcosa di grave prima di avere una politica che si prende le proprie responsabilità e dice “Basta”? E cosa dire dell’intenzione, secondo le proposte in corso, di collegare il tutto  con un “cordone ombelicale” (= oleodotto) di 13-15 km ad un altro impianto a rischio di incidente rilevante (l’API) a sua volta collegato con un altro impianto a rischio di incidente rilevante a largo delle coste (il rigassificatore off-shore proposto da Api Nova Energia à Vedere qui )???

Ignoreranno, forse,  che a norma di legge, il nostro assessore all’ambiente Gilberto Maiolatesi ammette candidamente che non ha neanche la più pallida idea di quante polveri sottili la Turbogas abbia emesso in tutti questi anni  (Vedere qui) ??


Come faranno a far passare come puramente tecnica e locale, una decisione che ha ripercussioni sociali, ambientali ed economiche globali e planetari enormi  a causa dell’utilizzo dell’olio di palma?

Come faranno a giustificare politicamente un accordo fatto con una azienda indagata in un procedimento penale aperto nel febbraio 2007 che riguardava lo sversamento di fanghi derivanti da residui della lavorazione della bietola in ben 20 ettari di terreni agricoli, sequestrati poi dall’A.G.? Senza neanche aspettare la fine delle indagini preliminari per vedere se sarà o meno rinviata a giudizio? Sembrerebbe che in tali terreni siano stati ritrovati rilevanti quantitativi di idrocarburi e metalli pesanti. Sempre da fonti di stampa, risulta che l’ ipotesi di reato sarebbe quella di violazione, tra l'altro, delle norme del nuovo testo unico ambientale (d.lgs. 152/2006) con riferimento all'illecita gestione e smaltimento di rifiuti speciali

Cosa aspettano i nostri amministratori comunali, a dire che questa proposta non è compatibile con le nostre economie locali, con la tutela della salute dei nostri figli,  e con la già insostenibile situazione ambientale? Oppure ad ammettere con sincerità, prendendosene le responsabilità personali, che non ci saranno danni per nessuno?? Come pensano di dare le garanzie economiche a questa seconda opzione???

E che POLITICAMENTE non ha senso, soprattutto in un momento di crisi come questa, garantire circa 375 milioni di euro di soldi pubblici a Maccaferri, per impianti energivori e non energetici?Cioè impianti che dovrebbero produrre energia e che invece sarebbero con ogni probabilità a bilancio energetico negativo? Il tutto senza alcuna garanzia reale e forte di sostenibilità industriale e di conseguente mantenimento dell’occupazione? Ma con un enorme impatto ambientale e sanitario per tutta la Vallesina!!!!!

Come si fa, davanti a questa marea di informazioni “imbarazzanti”, pensare che un semplice sconto sulla potenza della centrale a biomasse possa trasformare la proposta Sadam in qualcosa di accettabile eticamente, economicamente, e…POLITICAMENTE???

Pensano davvero il nostro Sindaco o il nostro assessore Badiali che si possa ridurre tutto ciò solo ad una questione tecnica e non politica???Pensano davvero che la gente si accontenti, con un quadro così delineato, di una risposta del genere dalla nostra classe politica ?????

Avete mai fatto un giro, una passeggiata intorno l’area Sadam?? Siete mai andati a parlare con qualcuno che lì ci abita???? Avete mai chiesto che acqua bevono o con che acqua cucinano ??

E infine……Cosa è questo attendismo, questo prendere tempo? Cosa si sono detti ai “misteriosi” tavoli tecnici tenuti in Regione in questi 3 mesi successivi all’atto di indirizzo? Hanno trovato un accordo? E cosa dire del fatto che proprio durante questa attesa istituzionale, si è messa in moto una pietosa aggressione mediatica ai Comitati, che ha avuto, per altro, il solo risultato di rafforzarli e radicarli ulteriormente nei territori?

Mi si permetta una provocazione, assolutamente non personale, ma di carattere politico, nell’accezione più generale, ampio e apartitico del termine: dopo l’esempio del modus operandi efficace e risolutivo tenuto dal suo collega di Forlimpopoli e davanti ad un quadro complessivo così delineato, cosa sta aspettando il nostro sindaco Belcecchi? Forse un decreto del Governo Berlusconi che, con la storia del nucleare, magari gli tolga un po’ di poteri e lo “salvi” politicamente  sgravandolo del potere decisionale che invece oggi avrebbe tutta la legittimità di esercitare?

Una domanda: pensa che i cittadini di Jesi e della Vallesina non verranno a chiederLe, nel caso accadesse una cosa simile, il perché non abbia agito quando poteva??? Sia Lei, sia la sua maggioranza, sia la sua giunta ed i suoi assessori??????

MASSIMO GIANANGELI

Jesi, 19 Marzo 2009

 

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