spacer.png, 0 kB

Il Filo Rosso della Storia: la Fondazione Federico II in ricordo del Presidente Vittorio Borgiani

Aperte le iscrizioni al Catram Volley 2010

In primo piano:

Sadam - Eridania

Login






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Syndication

 

 

 


spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
Home
Circolo Via Roma: come vendere la storia PDF Stampa E-mail
Scritto da Jesiattiva   
domenica 28 febbraio 2010
Indice articolo
Circolo Via Roma: come vendere la storia
Pagina 2

 

 

Vogliono vendere la nostra storia, i nostri ricordi e il valore della memoria. Noi non ci stiamo e non vogliamo essere complici di tutto questo enorme stato confusionale della politica. Capiamo gli interessi di una fondazione, il suo dover far quadrare un bilancio, ma davanti al ricordo delle vittime del XX Giugno 1944 tutto sembra effimero. 

Per non dimenticare usiamo la fantasia e andiamo tutti a teatro.

 

Vi riproponiamo un recensione, scritta da Sara Scaloni, dello spettacolo teatrale “ 20 Giugno 1944, all’ombra di un bel fior”.

 

 

 

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne, dove caddero i partigiani, nelle carceri, dove furono imprigionati, nei campi, dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità, andate  lì o giovani, perché lì è nata la nostra costituzione”.

  

Cosa accadde il 20 giugno del 1944?

 

Sono dodici ragazzi degli Istituti Secondari Superiori di Jesi a raccontarcelo, le loro voci si susseguono con ritmo incalzante per raccontarci una storia che conosciamo,  ma sempre tragica e dolosa nello stesso tempo. Le loro voci urlano una storia cominciata il 7 novembre 1921 con la nascita del Partito Nazionale Fascista. Giorni, mesi, anni che si susseguono aspettando qualcosa, un cambiamento, un svolta, che avverrà solo molto tempo dopo. 

 

“20 Giugno 1944, All’ombra di un bel fior” è un progetto interscolastico realizzato dal Teatro Pirata insieme alcuni ragazzi delle scuole secondarie di Jesi. Lo spettacolo è stato messo in scena giovedì 6 dicembre, la mattina per tutti gli studenti dei vari degli Istituti Superiori, la sera, in occasione dell’apertura della stagione teatro giovani 2007/08,  nel Teatro Ferrari di San Marcello.

 

Quello che accadde, lo ricorda lo storico locale e giornalista Giuseppe Luconi nel suo libro “L’anno più lungo”,  proprio da questo testo è tratta la rappresentazione teatrale.

 

Nel 1940, una famiglia jesina che abitava in via Roma poteva invitare a pranzo un’amica, perché aveva del cibo da offrirle. Si  poteva comprare delle paste e del buon vino per la domenica, ma purtroppo,  l’allegria e la spensieratezza di quella famiglia era destinata a scomparire.

 

Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, quella famiglia come tutta la società venne privata pezzo dopo pezzo del cibo, dei  tessuti, dei liquori, del diritto d’informazione, del rispetto, dell’onore, della dignità.

 

 Molti furono gli abitanti di Jesi, che fedeli al Duce per una stagione, si ritrovarono, all’arrivo degli americani, improvvisamente antifascisti.  Questo ritrovato sentimento scaturiva dall’aver vissuto personalmente la guerra. Una buona parte della popolazione infatti si trovò a vivere negli avvenimenti quotidiani un livello di povertà e di orrore al quale sentiva istintivamente di dover reagire.

 

I ragazzi urlano numeri contrapposti come il giorno o la notte,  il bene o il male. Perché in guerra o si vince o si  perde, anche se  la perdita e la desolazione che per guerra si è costretti ad accettare, fa dei vinti, reali sconfitti, per il quale fine non giustifica il mezzo; mentre i perdenti, sono sconfitti da una vita che li costringe a scontare colpe altrui.  

 

Sono migliaia, le persone, tra militari e civili, sopravvissuti o deceduti, donne combattenti o donne decedute,  la vita o la morte, in guerra non c’è mai un compromesso. O si è da una parte o dall’altra, o si uccide o si muore, o si combatte o si subisce.

 

Dopo la caduta del governo fascista, improvvisamente i tedeschi diventano nemici, a Jesi come in tutta Italia,  commettendo terribili atrocità.

 

“La notte fra il 19 e il 20 giugno 1944 è veramente la più lunga e la più sofferta, perché la popolazione rimasta in città si rende conto che ci si trova ormai all'ultimo atto, quello decisivo. Si cerca disperatamente una risposta all’interrogativo che, nei rifugi, negli scantinati, dove si veglia, si legge negli occhi di tutti: cosa faranno i tedeschi? Resisteranno sull’Esino, difenderanno Jesi o lasceranno la città senza combattere, evitandole nuovi e più grossi sacrifici? Data la posizione di Jesi, i più propendono per un disimpegno da parte tedesca, e la cosa appare certa quando agli scoppi provocati dai tiri delle opposte artiglierie si frammischiano le esplosione dei guastatori nazisti, che fanno saltare il ponte San Carlo, il ponte Pio, i ponticelli di via Marconi, via Colocci e via XXIV Maggio, e il ponte sulla Granita, in via Garibaldi, con il chiaro scopo di ritardare l’avanzata degli alleati e favorire lo sganciamento delle truppe tedesche…”.

 

 I fascisti, prima di ritirarsi,  distruggono diverse strutture di Jesi: la stazione, l’acquedotto, il cascamificio, i ponti, il cavalcavia di via dei Colli, la Torre, il mercato di Jesi, lo zuccherificio e tanto altro ancora.

 

Molti  sono i Jesini che furono disposti a lottare contro la sopraffazione e le ingiustizie, partecipando alla resistenza popolare e lotta partigiana, mentre gli occupanti tedeschi sottopongono la popolazione ad indicibili atrocità, uccisioni ed umiliazioni.

 

L’attesa è la condizione privilegiata per leggere la rappresentazione e il suo manifestarsi in ambito storico,  lo spettacolo è fatto di attese. L’entrata in scena dei ragazzi, non è altro che una attesa di un evento che si manifesterà soltanto alla fine, con la vittoria  morale e ideale dei partigiani.

 

Sono storie vere quelle raccontate al teatro giovani. I tedeschi in quel fatidico 20 Giugno,  in via Roma, all'altezza dell'edicola del Crocifisso, dopo aver bloccato gli accessi della via, deportarono una  trentina di giovani. Li obbligarono a mettersi in fila e ad incamminarsi verso la villa Armarmi, in contrada Montecappone.


Si pensava ad una delle solite retate di uomini di lavoro, ma giunti alla villa, i giovani vengono rinchiusi nella brigata del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e rimessi in libertà: tutti, meno sette. Quest’ultimi,  riconosciuti come partigiani da una delatrice di Fabriano, vengono seviziati e torturati a lungo, poi condannati a morte senza processo. Agli abitanti della villa e della casa colonica sono impartiti ordini perentori: "Nessuno esca ed ogni porta e finestra sia serrata!". Contro questi sette si accanisce la rabbia nazifascista.
Quando i sette vengono spinti in un vallone a circa duecento metri dalla casa, sono irriconoscibili per le violenze subìte. Poi il tragico epilogo: "una scarica di mitraglia ed i corpi cadono dalla ripa, rotolando". Qualche mese dopo i resti mortali saranno solennemente trasferiti nel Famedio; sul posto sarà collocata una lapide. Dei sette fucilati, cinque sono jesini e i loro nomi vengono ricordati dai ragazzi grazie ad un loro oggetto, un cappello, degli occhiali, una foto…  

 

Armando e Luigi Angeloni muratori, rispettivamente di 25 e 18 anni, Francesco Cecchi e Alfredo Santinelli, apprendisti, diciottenni, e Mario Saveri di 23 anni meccanico. Avevano aderito ai Gap di via Roma. Gli altri due sono Enzo Carboni di S. Eufemia di Aspromonte (Reggio Calabria) e Calogero Grasceffo di Agrigento, entrambi ventenni ed entrambi carabinieri.

 Sono stati loro i figli infelici della guerra, martiri antifascisti, i loro corpi ci vengono consegnati nella storia, ne fanno vittime martoriate e testimonianza mirabile d’un popolo che non si fa servo e resiste, fino ad immolarsi.  

 

 “L’uomo è il punto di partenza di tutto…Ciò che è commuovente è la fragilità dell’uomo, non è la sua forza. L’uomo è un eroe, ogni uomo è un’eroe, la lotta quotidiana è una lotta eroica. Se si ha fiducia nell’uomo allora si può pensare l’uomo capace di tutto il bene possibile. Se l’uomo è capace di fare una scelta allora diventa uomo. Ma questa scelta deve partire da una libertà totale. Correndo tutti i rischi degli errori, dell’avventura. E anche il rischio di perdersi. E’ in ciò che diventa eroico.” di R.Rossellini

 

 

I lettori hanno lasciato 8 commenti.
 1. Senza titolo
Paolo Gubbi, Utente non registrato
A Jesi c'è solo una Via intitolata ad un Martire del XX giugno 44, Via Mario Saveri, zona ex Smia.
Sono fiero di abitarci... spero anche degno.
 Posted 28-02-2010 20:57:46
 2. Senza titolo
est69, Utente non registrato
giù le mani dal circolo di via roma!!!!!!!!!!in una città dove tutto cambia è facile perdere il filo della memoria, ma un popolo senza memoria è un popolo destinato a soccombere[smiley=shock]
 Posted 01-03-2010 08:13:11
 3. Senza titolo
Ospite anonimo, Utente non registrato
ma dove eravate quando furono vendute tutte le storiche sezioni del pci che erano in ogni quartiere?
le sezioni erano luoghi di incontro, di alfabetizzazione sociale: i giovani incontravano le compagne ed i compagni che avevano fatto la resistenza, le donne raccontavano le lotte operaie delle setaiole, gli operai uscivano dalle fabbriche e passavano in sezione....
gli studenti preparavano gli striscioni se c'era una manifestazione per il diritto allo studio.
durante la lotta per salvare la SIMA, si lavorava tutti insieme per preparare le iniziative di lotta.
si discuteva, si intingevano i pennelli nella vernice rossa e si scriveva"STUDENTI ED OPERAI UNITI NELLA LOTTA"
seduti per terra e sui tavoli, appoggiati alla scrivania del segretario(sempre maschio naturalmente) si discuteva preoccupati per quello che avrebbe dovuto essere partito di lotta e di governo. li' avvenne inconsapevolmente per i piu' una svolta lenta che avrebbe portato nel tempo, alla bolognina, alla negazione del pci, al fatto che le sezioni in ogni quartiere cominciavano ad essere di troppo e si inizio' con gli accorpamenti, poi la svendita del patrimonio.
ora è la volta del circolo arci di v.roma(la sezione al piano di sopra sono anni che non c'è piu'). la stria del pci, anche a jesi è stata barattata con il bisogno di far quadrare i bilanci e le sezioni vendute ad una immobiliare.
se solo per un attimo ci si sofferma a pensare questa è la matafora del cammino che dalla negazione del pci, arriva al pd: il far quadrare i conti al posto dei bisogni e dei diritti sociali, alla messa sullo stesso piano dei diritti dell'impresa e quelli dei lavoratori...



 Posted 01-03-2010 14:57:34
 4. I comunisti siamo noi ma chi c...siete voi!
Ospite anonimo, Utente non registrato
Ho letto un articolo postato da Brandoni,su vivere jesi,posto che sono assolutamente daccordo che il circolo deve rimanere e continuare la sua attività,perchè non lo compra rifondazione comunista?Sarebbe un gesto che gli renderebbe onore,mitigherebbe in parte gli errori fatti nella precedente legislatura dal suo assessore ai lavori pubblici(vedi l'asilo negromanti)e in parte rimedierebbe alla figuraccia che ha fatto mandando via la Conti(finalmente aveva proposto un assessore ultravalido)
della serie "semo Masochisti ma a noantri non ce sposta nisciù"!!
 Posted 01-03-2010 19:25:14
 5. Senza titolo
Ospite anonimo, Utente non registrato
errore il negromanti?
 Posted 01-03-2010 22:09:50
 6. Senza titolo
Ospite anonimo, Utente non registrato
niente errore hanno ristrutturato la scuola materna e dopo 5 anni entra l'acqua dappertutto,senza parlare di come l'hanno strutturata,invece di una materna ci dovevano fare un museo.
 Posted 02-03-2010 15:27:50
Cerca di scrivere commenti concisi e pertinenti, utilizzando un linguaggio civile!
Nome:
Titolo:
E-mail:
      
[smiley=angry][smiley=cool][smiley=evil][smiley=happy][smiley=laugh][smiley=sad][smiley=shock][smiley=think][smiley=tongue][smiley=wink]
Commento/i :


 
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB