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Intervista a Vacca e Vannoni sulla vendita del Circolo Arci di Via Roma e non solo...! PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Girolimini   
lunedì 01 marzo 2010

 

L’intervista che vi proponiamo serve per fare chiarezza sulla vicenda della vendita dello stabile del Circolo Arci Martiri XX Giugno. Abbiamo deciso di intervistare Nicola Vannoni e Gabriele Vacca: il primo ex-segretario e il secondo ex-tesoriere del PD jesino.

Una lunga chiacchierata che, oltre a chiarire le fasi di una storia complessa, ci ha dato l’opportunità di parlare anche di altri temi: l’immancabile questione Sadam e gli assetti interni al Pd jesino.

 

 

Parlateci della fondazione proprietaria dei locali di Via Roma. Nascita, rapporti con il PD e situazione finanziaria. 

La proprietà dei locali di via Roma fa capo ad una Fondazione che si chiama Fondazione I Maggio, nata con la nascita del pd, ma che è completamente separata dal Partito Democratico. Infatti, al momento della costituzione del PD, la federazione provinciale dei Ds ha costituito questa Fondazione cui sono stati trasferiti tutti i beni immobiliari del Partito, compresi quelli di Jesi e quindi anche l’immobile di Via Roma, la cui proprietà era stata già trasferita dal partito di Jesi alla Federazione nel 1993-94. In questo senso Il Partito Democratico è nato, a livello politico, come unione di DS e Margherita, ma a livello economico no. Gli attuali problemi economici della Fondazione nascono dalle difficoltà finanziarie che i DS, di tutta la provincia, hanno avuto negli ultimi anni della loro esperienza e dalla necessità, per la Fondazione, di far fronte agli impegni  assunti a tal riguardo.

Quanto alla situazione attuale del Pd, che lo ripetiamo è del tutto separata dalla Fondazione, il partito a livello nazionale ha un bilancio molto positivo, perché non si è fatto carico dei debiti pregressi e in due anni ha già ottenuto due rimborsi elettorali ( elezioni politiche e europee). Il problema sta nel fatto che queste risorse del partito a livello nazionale, non vengono trasferite a livello locale, dove la politica fa davvero fatica a trovare i mezzi per poter finanziare le attività che si realizzano (ad iniziare dalle campagne elettorali).  In questo senso iniziative anche importanti sul piano politico, come le feste che abbiamo organizzato negli ultimi due anni,  non hanno prodotto risultati significativi sul piano economico nè hanno ricevuto finanziamenti dai livelli superiori del partito, pur essendo l’ultima festa addirittura di rilievo nazionale.  

Ritornando alla Fondazione I Maggio ed alle sue difficoltà economiche, possiamo dire che proprio per questo è già stata venduta una sezione della nostra città.

 

Ora ripercorriamo le fasi della vendita degli immobili in Via Roma dal Maggio 2008 a oggi.  

 

Prima del Maggio del 2008, data dell’arrivo della prima lettera di vendita del circolo, noi avevamo un sentore che il Presidente della Fondazione I Maggio volesse vendere questo stabile. Non eravamo, però, assolutamente al corrente della lettera e delle tempistiche di sgombro dei locali ( Luglio 2008 ). La situazione finanziaria era tale per cui il Presidente della Fondazione ci ha detto < io devo vendere tutto quello che è possibile mettere in vendita>. La nostra risposta è stata < aspetta, proviamo a cercare un’altra soluzione, perché conosciamo bene l’importanza storica di quell’edificio>. Dopo le nostre insistenze, la Fondazione ha veramente trovato, seppure provvisoriamente, una soluzione diversa, vendendo un altro immobile: la sezione Coppi.  Quindi a Jesi oggi rimangono la Casa del Popolo, la sezione di Via Roma  e le sezioni Gramsci di via Jugoslavia, la vecchia sezione DS “Vecci” di viale Trieste e quella di Mazzangrugno (tutte situate in piccoli locali).                                       

Dopo la lettera i ragazzi del circolo hanno fatto giustamente la loro protesta, mettendo in discussione l’operato del Pd jesino; noi abbiamo compreso perfettamente lo stato d’animo dei soci e abbiamo fatto quello che un partito politico deve fare: attivare un processo di partecipazione. E’ nata la prima assemblea.

In una riunione molto calda, come giusto che sia, la nostra segreteria (segreteria Vannoni) ha preso l’impegno di attivarsi e lavorare per evitare che la vendita portasse alla chiusura del circolo. I ragazzi parlano di “promessa”, ma noi non potevamo promettere nulla, perché non eravamo proprietari dello stabile.

Alla seconda assemblea pubblica di Luglio siamo arrivati trasmettendo ai soci quello che avevamo fatto: la sospensione della vendita e la volontà di trovare una soluzione alternativa. L’alternativa si basava sul nostro impegno a favorire la vendita dell’immobile ad un acquirente che fosse disposto a lasciare uno spazio per il locale Arci. Questo era l’accordo preso con la Fondazione, a cui non potevamo chiedere di non vendere, considerato che tale scelta si basava su esigenze reali ed oggettive, ma da cui abbiamo ottenuto la possibilità di ricercare una soluzione di vendita che garantisse la continuazione dell’attività del circolo.

Ed infatti il passaggio successivo è stato quello che si è realizzato grazie al lavoro di alcuni professionisti che hanno realizzato un primo progetto di massima, in cui sarebbero stati adibiti 105 mq al circolo (più la balconata) e sarebbero stati realizzati appartamenti con la restante volumetria.

La vendita avrebbe comportato una ristrutturazione e quindi una chiusura temporanea.

In questo lasso di tempo, avevamo anche pensato, per non bloccare l’attività del circolo, di spostarlo temporaneamente alla sezione Coppi (ai tempi ancora non venduta).

Il progetto è stato presentato ad alcuni imprenditori i quali erano interessati a realizzarlo. Siamo abbastanza sicuri che, se non fosse entrata in gioco la “crisi” e una già difficile situazione del mercato immobiliare, l’operazione si sarebbe conclusa positivamente. Eravamo davvero vicini alla firma del compromesso tra la Fondazione e questi imprenditori, che tuttavia non si è realizzata perchè i compratori non hanno ricevuto i finanziamenti necessari da parte delle banche.( Luglio – Novembre 2008 )

In un secondo momento c’è stato anche un interessamento di una grande cooperativa edile, ma anche in questo caso, la difficile congiuntura economica, non ha permesso di chiudere la trattativa positivamente.

( Novembre 2008 – Febbraio 2009 )

A Marzo 2009 prima un progettista, e poi una agenzia immobiliare, entrambi di Jesi, si interessano alla vendita dell’edificio.

Abbiamo, inoltre, fatto fare una valutazione economica del progetto. Il risultato è stato negativo perché, in una situazione di mercato immobiliare dove non puoi tenere i prezzi troppo alti, l’imprenditore avrebbe guadagnato un 10 %  in meno dello standard di mercato.

La vendita, naturalmente, sarebbe stata molto più semplice senza la presenza del circolo, perché si sarebbero aggiunti altri appartamenti e perché senza il circolo sarebbero stati venduti con più facilità.

Negli ultimi mesi del 2009, questo ruolo che abbiamo cercato di svolgere si blocca e tutto ritorna in mano alla Fondazione I Maggio. Alla Casa del Popolo non arrivano novità e rimaniamo all’oscuro delle trattative portate avanti.

Un ulteriore difficoltà è nata a Settembre 2009, quando si chiude, con la vicenda Sadam, la nostra esperienza di segreteria. Da quel momento in poi avevamo ancora meno contatti e meno possibilità di esercitare qualche influenza sulla Fondazione.  

Nel novembre 2009 abbiamo fatto un ultimo tentativo (e sopralluogo), con alcuni responsabili della cooperativa edile che ci aveva già manifestato in precedenza un interesse all’acquisto, senza però che questo tentativo abbia avuto l’esito da noi sperato.

E veniamo agli ultimi sviluppi. Come per la prima comunicazione, quella del maggio 2008, anche nel caso della seconda lettera non sapevamo assolutamente nulla. La seconda raccomandata è datata 29 gennaio 2010, ma noi ne veniamo a conoscenza solo a metà Febbraio, in maniera del tutto fortuita ed a cose fatte.  

Per quanto ci riguarda pensiamo che non si può liquidare una esperienza come quella del circolo Arci con una semplice lettera e che la Fondazione, anche attraverso il partito, avrebbe dovuto trovare un modo più rispettoso per comunicare l’imminente chiusura del locale.

Inoltre continuiamo a pensare che il progetto che abbiamo portato avanti, a fronte di una possibile ripresa del mercato immobiliare e di una rinnovata disponibilità della Fondazione, potesse essere la strada giusta da percorrere. Si trattava, lo ribadiamo, di trovare una soluzione a quelle che sono le reali esigenze economiche della fondazione senza per questo disperdere una realtà associativa tanto importante della nostra città.

Noi, anche di fronte a tutte le problematiche politiche sopra citate, abbiamo continuato a lavorare per favorire questo tipo di esito fino alla fine del 2009. Oggi si deve continuare a fare ogni sforzo ed ogni tentativo per evitare che il Circolo chiuda e che con esso si perda una parte importante della storia e della memoria del nostro partito e della nostra città.  

 

Pensate che l’attuale segreteria non si sia impegnata abbastanza? 

Pensiamo che non esistono particolari responsabilità dell’attuale segreteria, questo deve essere un impegno che tutto il partito si prende per cercare una soluzione attraverso quelle che sono le nostre possibilità. Quello a cui teniamo maggiormente, però, è spiegare che noi abbiamo fatto un lavoro serio e approfondito ed è per noi importante fare arrivare questo messaggio ai ragazzi del circolo con cui ci siamo impegnati personalmente.

 

Pensate che per quanto riguarda la trasparenza e la partecipazione si sia fatto tutto il possibile? Sembra che tra Via Roma e la questione Sadam ci sia un filo conduttore: il silenzio di fronte alla richiesta di informazione e coinvolgimento da parte della cittadinanza. Cosa ne pensate?  

Noi abbiamo fatto 2 riunioni e informalmente abbiamo continuato regolarmente a confrontarci con tutti i soci che venivano a chiederci degli ultimi sviluppi. Il fatto che, dopo Luglio 2008, non ci siano stati ulteriori opportunità di incontri ufficiali, è dato dal fatto che non c’erano novità di rilievo. Nelle scorse settimane alcuni soci sono stati avvertiti del fatto che avevamo la sensazione che la situazione stesse evolvendo in maniera negativa rispetto ai nostri auspici ed ai nostri obiettivi.

Quanto alla partecipazione ed al confronto con i cittadini esiste certamente un problema e quindi la necessità di affrontarlo.  Il Pd è strutturato con tre circoli che sono gli organi di base del partito, poi c’è l’unione comunale che è una sorta di piccolo parlamento e infine c’è la segreteria di partito. Il problema non è nella struttura e non è nemmeno imputabile all’attuale segreteria. Anche nello scorso direttivo, di cui siamo stati diretti responsabili, si poteva fare di più rispetto a questa problematica. In particolare sulla vicenda Sadam potevamo fare meglio; il nostro errore, per esempio, è stato quello di organizzare due soli incontro pubblici e di non promuovere una partecipazione ed un confronto più ampi, non solo all’interno del partito ma anche con la città. .

Su di un piano generale c’è da dire che quello della partecipazione dei cittadini è un problema complesso. In questo momento, c’è una situazione difficile per la politica in generale. Possiamo tenere aperte le sezioni ogni giorno, fare dibattiti e altro, ma i cittadini che partecipano sono sempre i soliti. Questo è un primo punto.

Dall’altro canto c’è un processo interno al Pd, come in altri partiti, che tende a restringere gli atti decisionali al’interno delle segreterie e comunque degli organi ristretti. In questo modo è più facile far passare decisioni congeniali rispetto al proprio punto di vista e in generale è meno complicato governare. Per il Pd questo è un grosso problema, perché questo partito nasce proprio per rovesciare questa situazione. La partecipazione per noi non deve essere, però, solo testimonianza ma si deve mettere in condizioni il cittadino di incidere e decidere in prima persona.

Quanto la politica, quindi il partito, può incidere sull’operato della Fondazione? Non dimentichiamo che la lettera arriva anche in un periodo molto delicato, cioè alla vigilia delle Elezioni Regionali del Marzo 2010.

Secondo noi la politica è in grado di incidere in base a quanto è forte in quel determinato momento; non è un caso che la vendita sia avvenuto in un momento di una forte crisi politica del partito.

Viste le ultime vicende che riguardano la Sadam ( firma del Sindaco dell’accordo con l’azienda bolognese anche contro il voto consiliare), le prese di posizioni all’interno dell’unione comunale e i comunicati arrivati dai singoli circoli, sembra che all’interno del Pd si viva una strappo generazionale. Pensate sia vero o il problema è più strutturale?  

Ti possiamo dire che l’Unione Comunale, dopo tutti i fatti che hai citato nella tua domanda, non si riunisce da un mese e mezzo e che sotto la nuova segreteria, cioè da ottobre, si è riunita solo una volta. Si dovrebbe riunire venerdì prossimo, dopo che più volte è stato evidenziato il bisogno di un approfondito confronto all’interno di questo organo di partito.

Quanto al tema più generale della tua domanda, la nascita del Pd ha certamente recuperato parte dello strappo che si è verificato alle ultime elezioni amministrative; alcuni giovani che avevano sostenuto Melappioni, sono entrati, come fondatori, a far parte del partito e anche della segreteria. In quel momento il nostro obiettivo è stato costruire un partito capace di riunire il nostro elettorato dopo le divisioni delle elezioni amministrative e possiamo dire che in parte ci siamo anche riusciti, se si pensa che alle elezioni politiche del 2008 il PD ha raggiunto oltre il 52% dei consensi. Inoltre abbiamo puntato a far nascere un nuovo gruppo dirigente in grado di dare un contributo importante all’attuale amministrazione ed a quelle future.

Oggi non possiamo negare che ci sia una frattura all’interno del Pd, ma non è solamente generazionale. C’è un confronto tra mentalità e concezioni diverse del partito. Una concezione che eredita quelle che erano le logiche dei vecchi partiti che hanno costituito il Pd; la politica degli organi ristretti e delle decisioni prese sulla base di accordi tra correnti. Esiste, invece, una diversa logica che vuole valorizzare maggiormente la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini.

C’è anche un modo diverso di intendere il partito: un’area che lo vede quasi esclusivamente come uno strumento di supporto alle scelte adottate dall’amministrazione, con il compito di creare consenso attorno ad esse, ma senza una reale funzione e capacità di incidere su tali scelte. L’altra concezione, senza negare la funzione di supporto, vede il partito anche come soggetto attivo, che trasmette all’interno dell’amministrazione le richieste e le esigenze che arrivano dai cittadini; capace cioè di svolgere un ruolo che oltre ad essere di sostegno è anche di confronto dialettico ed attivo con gli organi di governo della città.

Nella questione Sadam, secondo noi, si sono scontrate anche queste due logiche differenti interne al partito: una appiattita nell’appoggiare la decisione presa dal Sindaco e l’altra più rispondente, sempre secondo noi, a quelli che erano gli orientamenti della città.

Aspettiamo i vostri commenti e le vostre considerazioni.

 

 

I lettori hanno lasciato 6 commenti.
 1. Riflessioni 1
Ospite anonimo, Utente non registrato
La lettura di questa intervista offre spunti molto interessanti.
1) Partirei dalla fine: il ruolo di un grande partito. Il partito non deve, ovviamente, essere solo la "stampella" dell'Amministrazione comunale. Il partito deve promuovere innanzitutto l'elaborazione culturale dei temi che stanno sul tappeto, anche in forma critica, se serve, rispetto al Sindaco ed alla Giunta (che per altro sono una sua espressione): qui si apre il primo, grande problema. Dov'era il partito negli utlimi 24-36 mesi? quali temi ha elaborato? E' vero o no che tutte le questioni e le tensioni si sono scaricate sull'Amministrazione comunale, invece di essere gestite dal partito? Faccio un esempio: se alla presntazione della candidatura di Ucchielli e Domenici a Jesi c'erano si e no 10 persone (tra quelle che non avevano incarichi), è colpa del Sindaco (come poi si è letto sul giornale)? O non sarà che il partito non è riuscito ad organizzare un incontro come Dio comanda? Naturalmente questo è un esempio, e non della cosa più importante, ma credo significativo. Può essere applicato a tutte le altre questioni della politica cittadina degli ultimi 2-3 anni (e lasciamo per una volta da parte la Sadam, che non c'era solo quella).
 Posted 01-03-2010 23:03:58
 2. Riflessioni 2
Ospite anonimo, Utente non registrato
2. C’è poi la questione delle divisioni nel PD. Si dice che vi siano differenti concezioni del partito, ed anche questioni generazionali. Non si dice (almeno non chiaramente), e questo mi sembra un po’ ipocrita, che c’è anche una divisione tra le “anime” che hanno costituito il PD (DS e Margherita): cosicché la segreteria del PD sarà sempre e comunque “debole” nei confronti della Fondazione in questa vicenda, che può essere vista, dagli ex-margheritini, come una questione tutta interna agli ex DS (la Fondazione essendo, appunto, una creatura dei DS). Se questa divisione, al contrario, non c’è, sarò ben contento di essere smentito.
3.Si parla di divisione tra concezione del partito chiusa nelle segreterie e concezione aperta alla partecipazione popolare. Forse ci sarà pure chi aspira ad aprire il partito alla partecipazione della gente: i risultati non mi sembra che si siano visti, se non in maniera sporadica. Anche in questo caso, apprezzerò molto l’essere smentito: ma chiedo di essere smentito elencando i fatti (cioè gli episodi di vera partecipazione promossi da questa parte più “illuminata”). Non si parli di partecipazione ai grandi eventi nazionali: vorrei sapere quando le scelte sono state prese dalla base a livello locale.
4. Sulla questione della partecipazione mi sembra di cogliere un forte ritardo culturale. Ricordo che alcune regioni (una tra tutte:l’Emilia-Romagna) stanno facendo della partecipazione un cavallo di battaglia per ricucire il rapporto con i cittadini, attraverso veri e propri corsi per amministratori locali e funzionari pubblici che devono imparare a promuovere la partecipazione popolare come fosse un vero e proprio mestiere. Noi andiamo avanti con estrema approssimazione: ci è chiaro che sia un problema complicato, mi sembra che facciamo poco per affrontarlo. Forse non ci è abbastanza chiaro che su questo tema si gioca, probabilmente, la vera sfida con la destra.
 Posted 01-03-2010 23:23:31
 3. Senza titolo
Ospite anonimo, Utente non registrato
Un partito democratico nel vero senso della parola e davvero interessato alla partecipazione democratica dei cittadini, sarebbe inorridito dai comportamenti di questo sindaco.
E invece continua a sostenerlo a spada tratta.
Di che parlate, quindi?

Ci vogliono i fatti.

Prendete le distanze da quest'uomo e dalla cerchia che ristretta attorn a lui.

Come citadini, abbiamo vergogna a sapere che in queste settimane Jesi è diventata a livello regionale, ma anche al di fuori della regione, un esempio di antidemocraticità.
 Posted 02-03-2010 09:17:08
 4. Senza titolo
Ospite anonimo, Utente non registrato
Caro ospite anonimo forse ti è sfuggito qualche passaggio ma ti assicuro che Vannoni le distanze le ha prese ed anche con fatti concreti: si è dimesso da segretario proprio perché in disaccordo con il sindaco e la maggioranza del suo partito sulla questione della sadam ed in merito alle ultime vicende ha duramente attaccato il sindaco per la scelta di firmare l'accordo contro il voto del consiglio. dai un'occhiata al comunicato che è pubblicato anche su questo sito....
 Posted 02-03-2010 10:50:45
 5. Senza titolo
Ospite anonimo, Utente non registrato
Certo, Nicola ha fatto un comunicato coraggioso. Così come coraggiosi sono stati i consiglieri comunali che hanno saputo resistere alle pressioni al limite della accettabilità civile sono stati sottoposti (almeno da ciò che si deduce dalla stampa e da ciò che hanno dovuto subire in Consiglio Comunale).
Tuttavia, se il Sindaco esce indenne da questa situazione, continuando questa sgangherata legislatura più o meno come se niente fosse, ho paura che la loro azione rischi di rafforzarlo ancora di più...
 Posted 02-03-2010 19:51:05
 6. Senza titolo
Ospite anonimo, Utente non registrato
vallo a dire agli operai se anno fatto un buon lavoro ma falla finita
 Posted 11-03-2010 00:15:52
Cerca di scrivere commenti concisi e pertinenti, utilizzando un linguaggio civile!
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