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Nati in casa, spettacolo andato in scena dalla Compagnia Corte Ospitale |
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Scritto da sara
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lunedì 08 marzo 2010 |
Dove si partorisce oggi? In ospedale. Appena una donna in dolce attesa varca la soglia di questo luogo improvvisamente la cosa più bella e naturale di questo mondo viene trasformata in un’ evento programmato al minimo dettaglio. Il parto naturale viene sostituito il più delle volte con un cesareo, un’ intervento chirurgico a tutti gli effetti. Farmaci, epidurale, contraddizioni e follie che aiutano a non sentire dolore e… la prassi…il più delle volte è la mamma che deve adeguarsi a regole già stabilite in partenza.Nati in casa, lo spettacolo andato in scena dalla Compagnia Corte Ospitale al teatro comunale di Montecarotto, racconta la storia di una levatrice di un paese del nord-est italiano ancora rurale. Giuliana Musso interpreta con grande mimica, personalità e carisma tutte le sfaccettature della levatrice ormai in disuso. Prima degli ospedali era naturale partorire in casa, con l’aiuto della “comare” e il sostegno e l’affetto della propria famiglia, all’interno del proprio focolaio.La Musso riesce a rappresentare con camaleontica abilità mamme diverse, poi un medico, un marito, una ragazzina impaziente e una “comare”, creando e raccontando storie realmente accadute. Come si partiva una volta? La “comare” o l’ostetrica era sempre pronta a partire quando in piena notte suonava il campanello, ed era sempre una corsa contro il tempo: a piedi, con il calesse o in bici. Appena varcava la soglia di casa e una volta preparato tutto l’occorrente per il parto, aspettava naturalmente l’arrivo del nascituro. Non vi erano forzature né farmaci che velocizzavano il parto, ma si aspettava tutto il tempo con dovuta pazienza.Una storia tutta “rosa” che narra e racconta la storia di tante vite, attraverso il ricordo delle persone e delle interviste. Questo bellissimo monologo ricorda e celebra, con nostalgia ed affetto, l’importantissima figura dell’ostetrica di paese che fino a trent’anni fa assisteva casa per casa le partorienti nel mettere al mondo i propri figli.Purtroppo gli ospedali e le cliniche private hanno tolto il prestigio e il ruolo della “levatrice” nella società dei nostri nonni, come hanno contribuito a far perdere la volontà di riscoprire e valorizzare il ruolo della donna da una parte, e il mistero della nascita dall’altra. Eppure in Olanda si porta avanti una politica a favore delle mamme: si partorisce in casa e l’ostetrica viene direttamente nel focolaio domestico. Tutto l’ambiente viene organizzato e pianificato per far partorire, con la calma e la tranquillità con cui si deve aspettare l’arrivo di una nuova vita, come succedeva una volta e senza la frenesia di una clinica ospedaliera . Sarà una strana coincidenza il fatto che proprio in questo paese c’è il più basso tasso di mortalità infantile?Giuliana Musso e Massimo Somaglino hanno elaborato questo testo drammaturgico in cui calibrano ogniparola e ogni respiro con un preciso significato, riuscendo così ad emozionare il pubblico e a tenerlo “con il fiato sospeso”. “Nati in casa” è uno spettacolo di denuncia contro l’"ipermedicalizzazione" degli ospedali, dove il parto è vissuto oggi più come una malattia da curare che come un lieto evento. In Italia la maggior parte delle nascite avvengono con il parto cesareo, questo perchè alla minima difficoltà si preferisce intervenire e indurre il parto. Inoltre il parto naturale non prevede un rimborso in termini economici dalle regioni competenti, mentre con il cesareo gli ospedali hanno un ritorno economico considerando che è un intervento chirurgico.Questo spettacolo è essenziale per il suo valore storico: molte scene prendono vita dai ricordi di vicende realmente accadute, è un passato “sommerso” che riaffiora e diventa patrimonio collettivo, prima di essere completamente dimenticato. Nel 2001 con “Nati in casa” Giuliana Musso si è imposta sulla scena nazionale come valida esponente del teatro di narrazione e tale si è riconfermata lo scorso anno con uno spettacolo ancora più forte e travolgente: “Sexmachine”. “Sexmachine” è antitetico rispetto a “Nati in casa” poichè parla di sessualità e prostituzione, ma individua un altro tema civile: ad essere indagato è il ruolo della donna, ancora oggi lontana dall’ottenere una parità reale, oltre che formale, nella nostra società.Sara
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