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Il M5S sull'abbattimento delle piante del Seminario di V.le Papa Giovanni XXIII: 'Il bosco urbano che non c'è più..tutto regolare?'

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Lo stop alla cementificazione, al consumo di suolo ed il contestuale recupero del patrimonio immobiliare esistente sono, secondo noi, principi fondamentali di una progettazione urbanistica moderna, attenta alla tutela del territorio.
Perciò la distruzione di aree verdi per consentire di edificare nuove costruzioni, nonostante la presenza in città di numerosi immobili inutilizzati o sotto-utilizzati (a tal punto che in alcuni casi si ipotizza la loro demolizione!), ci appare un’operazione assurda e deprecabile.

Per tali motivi, il MoVimento 5 Stelle continua a ritenere opportuno che si debba chiarire fino in fondo ogni eventuale dubbio riguardo l’abbattimento del bosco urbano di viale Papa Giovanni XXIII, a partire dall’iter, alquanto singolare, della determinazione dirigenziale n.829 del 23.07.2014 che ha autorizzato l’abbattimento di tre Cipressi, pubblicata solo il 21 novembre 2014, ovvero ben 4 mesi dopo l’adozione e, soprattutto, 3 mesi e mezzo dopo l’effettivo abbattimento che essa stessa autorizzava.
Determinazione che poi sarebbe stata trasmessa al Corpo Forestale “a mano” e senza che venisse protocollato l’invio da parte del Comune. Oltre a ciò, risultano abbattuti senza autorizzazione 18 Pini d’Aleppo, che secondo gli uffici tecnici comunali tuttavia non risulterebbero essere specie tutelate all’interno del perimetro urbano, poiché la
Legge Regionale 6/2005 , fintanto che non sarà emanato il Regolamento Regionale del verde urbano, impone l’applicazione della L.R. 7/1985 , come modificata dalla L.R. 8/1987 , ai sensi della quale, appunto, tale specie non sarebbe protetta, se non in ambito extra-urbano.

Con la Delibera 140 del 2009 , però, il Comune di Jesi ha approvato una Variante Generale al PRG con un Allegato alle Norme Tecniche di Attuazione “Norme per la salvaguardia e valorizzazione delle risorse del patrimonio botanico-vegetazionale e del paesaggio agrario”. L’art.12 punto a), vedi elenco T1, di tale normativa ha reintrodotto, assieme ad un elenco di altre varietà, il Pino d’Aleppo tra le specie botaniche tutelate.
Si sottolinea che le essenze arboree contenute in questo elenco appaiono tutelate in tutto il territorio comunale jesino, ovvero anche all’interno del perimetro urbano, non solo perché non viene specificato diversamente, ma anche perché le specie tutelate nella sola area extraurbana vengono indicate nel successivo punto b), elenco T2.

E’ ovvio che una norma comunale non può annullare o abrogare una legge regionale ma può sicuramente attuarla con ulteriori specifiche che rispettino ed anzi integrino la norma gerarchicamente superiore, come si evince da giurisprudenza consolidata. Nel caso in oggetto appare evidente che l’ampliamento del numero delle specie protette nel Comune di Jesi non rappresenti in alcun modo un tentativo di annullare una legge forestale regionale, bensì di integrarla correttamente con tutele aggiuntive nel proprio ambito di competenza.
Ad ulteriore conferma di ciò, peraltro, c’è proprio l’art.20 della L.R. 6/2005, come modificato dall'art. 11 comma 3 della
Legge Regionale 18 marzo 2014, n.3 , che riconosce espressamente ai Comuni la facoltà di introdurre, sulla base delle caratteristiche del proprio territorio e del verde urbano, modifiche ed integrazioni non sostanziali allo schema adottato dalla Giunta Regionale.

Il M5S ritiene doveroso dirimere definitivamente la questione: rinnova perciò la richiesta (già effettuata a dicembre 2014 senza però ottenere da allora nessun riscontro) di un parere scritto alla Segretaria Generale del Comune , riservandosi di interpellare e di informare anche altre Autorità pubbliche competenti in materia.

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