Saturday, May 26th

Last update05:10:31

Profile

Layout

Direction

Menu Style

Cpanel

Edera Velenosa al teatro Pergolesi

  • PDF

Non una semplice rappresentazione, non un banale monologo né tantomeno la solita riflessione sulla violenza contro le donne: “Edera Velenosa” ha rappresentato molto di più.

 

Al di là dei 50 minuti passati a teatro gli spettatori hanno visto tante cose. A cominciare dal talento dell’attrice debuttante: Venusia Morena Zampaloni per la prima volta era sul palco a recitare un monologo di 16 pagine molto impegnativo. Per finire con gli applausi, interminabili, alla fine della rappresentazione che hanno emozionato la protagonista, tanto quanto lo era pochi minuti prima di calcare il palco del teatro sangiorgese. In mezzo 50 minuti di parole e musica, 50 minuti di puro talento. Primo perché alla prima esperienza solitaria in teatro, dopo solo un anno di corso, non deve essere facile interpretare così realisticamente le donne colpite da violenza. Secondo perché, per le stesse motivazioni, sicuramente è meno semplice del previsto capire e riuscire a trasmettere a chi ti ascolta le emozioni di una donna disillusa, (Laura, al centro della storia), ferita nel profondo dell’anima, oltre che nella sua dignità. Molto si deve all’autore del testo, Stefano Tosoni, che lo ha scritto, ma altrettanto a Venusia che lo ha recitato.

Terzo perché al di là del mero aspetto empatico ed emozionale dello spettacolo, i 50 minuti trascorsi ieri sera a teatro hanno dato molto su cui riflettere. Non solo sulle disillusioni, ma su come la donna spesso, si faccia ingannare. Debolezza sentimentale? Voglia di poter amare? Paura di peggiorare le cose? Difficile dirlo. Si spera che la bravura di Venusia, che ieri sera recitava un testo, il cui autore si è ispirato al romanzo “Giochi di mano” della scrittrice sangiorgese Manuela Lunati, sia riuscita a trasmettere molto di più. Le donne non devono aver paura di denunciare, ma avere la forza di andare a fondo quando un semplice litigio sfocia in uno schiaffo (come è successo a Laura, la protagonista), e di avere il coraggio di andarsene quando la violenza non è più un fatto occasionale ma abituale.

E devono farlo soprattutto per loro stesse, non tanto per assicurare alla giustizia uno dei tanti violenti, lo devono fare per la propria dignità. Lo ha capito la protagonista del monologo andato in scena ieri sera. Alla fine ha detto: “Di lui (il compagno violento n.d.r.) non mi importa più nulla né tantomeno mi interessa sapere se viene condannato. Denuncio qui me stessa per avermi fatto del male”. Alla fine quello che contava nella storia era la donna ferita che, nonostante ora fosse felice accanto ad un altro uomo, ricordava il dolore passato. Le ferite insanguinate delle botte, ben rappresentate dalla cera rossa, alla fine erano guarite. Quelle che restavano in Laura erano le lacerazioni dell’anima, le peggiori da mandare via, perché provocate da chi credeva che fosse in grado di amarla, e al quale aveva donato tutta se stessa, non solo i semplici oggetti della vita quotidiana.

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Maggio 2018 17:17

Add comment

You are here