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Parole concrete

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Riportiamo di seguito l'intervento tenuto dal nostro Tullio Bugari, rappresentante di Arci Jesi-Fabriano ed Arci Marche, al Congresso Nazionale dell'Arci che si è appena svolto a Pescara e che ha portato alla riconferma di Francesca Chiavacci come Presidente Nazionale.


Buongiorno

 

Io credo che abbiamo bisogno di parole concrete, da afferrare quasi con le mani, che possano indicarci i passi più adeguati, procedendo con molta attenzione e delicatezza in un mondo, il nostro, diventato estremamente fragile.

 

 

Ci sta arrivando addosso uno tsunami, preannunciato da molto, molto tempo. Ora ne avvertiamo i tuoni. I borbottii che aumentano di volume, le insofferenze pronte a colpirci a casaccio.

«Ciò che è successo - leggo dal documento della Presidenza del dopo elezioni - è anche una sconfitta delle due grandi opzioni di senso della nostra associazione:

 

-      l’idea di una società solidale e inclusiva

-      la pratica della democrazia partecipativa e il ruolo dei corpi intermedi.

Riguarda noi, il lavoro di questi anni e quello che dovremo fare nel futuro.»

«Occorre invertire la rotta - continua il documento - aumentare la nostra capacità di ascolto. Altrimenti, corriamo il rischio che ha già colpito i partiti della sinistra, restare “senza popolo”.»

Io non so quanto di questo sia stato veramente discusso nei nostri congressi, o con quale consapevolezza.
Io non so quanto questa sconfitta di senso  - che non voglio ridurre solo al risultato elettorale - fosse già evidente prima. 
Il mutamento antropologico e culturale alla base delle paure era già in pieno sviluppo, indotto però anche da criticità economiche e sociali che le politiche offerte, anche dalla sinistra, non hanno ascoltato o indirizzato in  modo adeguato, ma sono state spesso cavalcate e assecondate per altri scopi.

 

Leggo di nuovo dal documento: «Il compito che ci siamo dati, quello di “liberare dalle paure la società italiana” è indubbiamente rafforzato. Occorre cambiare le parole e toni della voce, c’è il rischio che “sia troppo tardi”.
Se è vero che siamo parte di questo Paese, che i nostri circoli sono immersi nelle contraddizioni di questa società e di questo tempo, non possiamo nasconderci che siamo anche noi parte di questa trasformazione in negativo. Abbiamo dunque la necessità di avviare con umiltà una fase di ascolto dei nostri circoli.»

 

Io però mi chiedo: come ascoltare? Come liberarci dalle paure? Uso la forma riflessiva. Mi pare che tra i due documenti, quello congressuale e quello della Presidenza, prima e dopo le elezioni, ci sia stato anche un cambio di tono. Come se all’inizio quelle paure le vedevamo presenti nella società, solo negli altri, e noi avessimo il compito pedagogico di dissiparle. Ora invece le vediamo addosso a noi stessi.

 

Le paure sono alimentate da problemi strutturali. Viviamo nella società dell’insicurezza. Cambiano le gerarchie politiche ed economiche mondiali in un quadro sempre più interdipendente, con crescenti diseguaglianze interne; sono in crisi i modelli rappresentanza, saltano i tradizionali patti sociali che regolano il welfare e garantiscono il lavoro.  I vecchi Stati-nazione stanno perdendo la capacità di proteggere la libertà e l'uguaglianza di fronte ai fenomeni complessi di un mondo globale più ampio di ogni sovranità.

 

La via d’uscita per la democrazia dipende dalla nostra capacità di guardare, pensare e agire al di sopra dei confini degli Stati nazionali, dove vorrebbero rinchiuderci, e al di sopra dei confini interni che vorrebbero creare.

Occorre agire in tempo e in modo adeguato.

Al contrario, le forze politiche populiste assecondano l’illusione di nuove forme di sovranità nazionale e di controllo del territorio, e in modo più spudorato agiscono  sull'insicurezza collettiva, trasformando le paure in tifoseria, in una euforica illusione di riscossa.
La prima paura che io percepisco per me stesso è di sentirmi disarmato di fronte a questa nuova euforia. Paura di non avere né le parole né gli strumenti adatti.

 

Siamo in una crisi linguistica. Sono le parolacce che portano voti, sono le frasi che promettono molto senza bisogno di dimostrare di essere in grado di offrire qualcosa di concreto.
Si discute molto oggi di questo "parlare alla pancia". Mi pare che all'inizio s'intendeva ricordare che esistono anche bisogni sociali ed economici immediati.
Poi questa "pancia" nel linguaggio politico ha subito una metamorfosi regressiva, è diventato slogan politico di cui vantarsi.

 

Si vantano di parlare alla pancia della gente, dicono che il loro linguaggio è popolare e la gente lo capisce immediatamente: vorrei sapere cosa si capisce davvero quando parlano in questi modi di flatax spread debito pubblico euro reddito di cittadinanza e così via?
Se ne è vantato il nuovo Presidente del Consiglio al Senato, reclamando il merito del populismo, come “attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente” quando invece il populismo è soffiare sulle paure della gente.

 

Che cosa fare?
«Avviare con umiltà una fase di ascolto dei nostri circoli»: bella frase, mi chiedo però: Come si ascolta? Qual è davvero e come funziona il nostro sistema di rappresentanza?

 

Diciamo sempre con orgoglio che l’Arci è l’unica grande associazione che ancora fa i congressi, nomina i delegati, discute apertamente, propone e vota gli organismi e torna poi a riunirsi per sviluppare la vita associativa: è davvero tutto rose e fiori?
Siamo davvero soddisfatti? Siamo onesti con noi stessi, fino in fondo, di questo orgoglio? Oppure ne avvertiamo anche le fragilità, che ci attraversano dall’interno?

 

«Dobbiamo cambiare lo stile del nostro lavoro di gruppo dirigente» c’è scritto ancora su quel documento: «Lo dobbiamo fare aprendoci a una lettura critica della società reale, vera.»

 

Io so bene che anche questo mio intervento è soltanto un auspicio.
Tocca a questo congresso, che siamo tutti noi, trasformare gli auspici di tutti in una pratica quotidiana adeguata alla realtà odierna.

 

Abbiamo bisogno di parole concrete.

 

Viva l’Arci.

XVII Congresso Nazionale Arci, /-8-9-10 giugno 2018, Pescara

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Giugno 2018 14:56

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