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Una valigia di memorie, mostra fotografica

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Il GIORNO DELLA MEMORIA è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell'Olocausto.
In quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazifascista.

L'ANPI di Jesi celebra questa ricorrenza con la mosta fotografica
"UNA VALIGIA DI RICORDI", un'ampia serie di foto storiche testimonianza dei campi di concentramento.
Apertura *24-27 gennaio 2019 con orario :10.00-12.30/ 17.00-19.30
(*Il giorno 24 gennaio la mostra aprirà alle ore 18.00 per l'inaugurazione)
Galleria di Palazzo dei Convegni
Corso Matteotti - JESI



All'interno della mostra
Sabato 26 gennaio e domenica 27 gennaio, ore 17.30
Reading con commento sonoro dal vivo
WIEGALA
Ninna nanna da un lager

Rosetta Martellini, attrice
Serena Cavalletti, violino e voce
Marco Monina, chitarra
TESTI E MUSICA di Ilse Weber

Wiegala” nasce da un intensa attività di studio e ricerca sulla musica
nei lager e narra la storia di Ilse Weber, poetessa e musicista, autrice di fiabe e trasmissioni radiofoniche per bambini, addetta poi all’infermeria pediatrica di Terezinstad. Lo fa attraverso i suoi scritti, nascosti e dissotterrati dopo la liberazione, e le sue melodie, dedicate a quei bambini con i quali scelse di morire.


PRESENTAZIONE della MOSTRA:

In occasione della ricorrenza internazionale del Giorno della Memoria del 27 Gennaio, la Sezione ANPI di Jesi presenta la mostra fotografica “Una valigia piena di Memorie”

Sono fotografie sulla Shoah, sui campi di sterminio, sulla guerra, fortunosamente ritrovate presso una delle Sezioni storiche della nostra città quella di Via Roma “Martiri xx Giugno”.
Donate all’Anpi, restaurate, catalogate e riproposte esattamente come trenta anni fa: è questo infatti il tempo trascorso da quando il PCI organizzò questa mostra.
In una società che sta diventando sempre più retinica, assuefatti da immagini sempre più precise e virtuali, queste foto in bianco e nero sfocate, sbiadite dal tempo, hanno ancora la capacità di bucare gli occhi e lo stomaco: ci parlano di dolore, di morte, di sterminio sistematico di milioni di persone, ma anche di profonda pietas, ed in alcuni casi di speranza.
Come fare a trasmettere la Memoria dell’indicibile per giunta in un tempo in cui i testimoni diretti, per motivi anagrafici, stanno scomparendo? La macchina fotografica è un apparecchio potente. Quando fissa una frazione di secondo visivo, quel momento rimane per sempre. Una fotografia crea un senso di contatto diretto con la realtà, anche se questa realtà è trascorsa, la fotografia acquisisce un campione del tempo passato e lo documenta su carta.
Il tempo, quando viene fissato in questo modo, lascia un’impressione indelebile nella memoria del singolo e rimane come contributo collettivo per il futuro. Fotografia quindi come documento storico.

Ricordiamo quindi la Shoah, le vergognose leggi razziali, la persecuzione di ebrei e di tutte le altre minoranze etniche, quanti hanno subito l’umiliazione della deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
I deportati sono stati tanti, per motivi politici, per dissidenza, e per le assurde ragioni di ogni regime dittatoriale, qualificate da una volontà di soppressione delle libertà individuali e senza alcun rispetto dei diritti umani. Tantissimi dei deportati non sono più tornati ed a poco a poco, dopo la liberazione dei Campi, si scoprì l’orrore estremo, la volontà di annientare la persona umana, le sperimentazioni mediche su adulti e bambini, gli abusi e le violenze di ogni genere. Ricordiamo quindi il 27 gennaio, l’orrore assoluto, e ricordiamo senza distinguo perché la matrice è la stessa: l’odio, il disprezzo per il diverso, infine il disprezzo per l’Umanità che non appartiene a quella che si considera una “razza superiore”.
Ricordiamo e facciamo conoscere, non solo perché c’è ancora chi nega, chi sottovaluta e dimentica ma per una Memoria non formale destinata a sopravvivere all’ingiuria del tempo che conservi nel futuro i fatti di un tragico ed oscuro periodo della storia d’ Europa, affinché simili tragedie non siano più consentite.

Il Comitato di Sezione ANPI Jesi

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Gennaio 2019 17:41

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