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Giordano Cotichelli sul Comitato per la difesa del Carlo Urbani

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Consigli per i naviganti. La nascita del Comitato per la difesa del Carlo Urbani è una buona occasione per tornare a parlare, dal basso, di salute pubblica a Jesi, in Vallesina e nell’Area Vasta 2.
Purtroppo si è costretti a farlo correndo dietro alle notizie estive che parlano di ulteriori tagli al personale, accorpamenti (o chiusure) di reparti e servizi, con la scusa delle ferie.


Continua la destrutturazione della sanità pubblica regionale e nazionale, a danno dei più deboli, dei più poveri, degli ultimi che subiscono ogni giorno il livello di quanto iniquo sia diventato il welfare italiano.
Circa un terzo degli italiani paga di tasca propria la sanità, con un impegno crescente in base allo stato di salute: 50% per i cronici, 200% per anziani, 300% per i non autosufficienti.
La spesa sanitaria privata è aumentata del 7,2% in 5 anni, arrivando a 37,3 mld. Di euro. In questo c’è chi preferisce cercare un capro espiatorio (es. gli stranieri), e c’è chi fa demagogia scaricando responsabilità politiche di sorta.
E c’è chi continuerà a subire, sul posto di lavoro, il peso di riposi saltati, turni massacranti, carenza di personale e peggioramento della qualità dei materiali e degli strumenti.
C’è chi non ha più tempo, e salute, per aspettare ore ed ore di essere visitato, o di farsi decine e decine di chilometri per un esame diagnostico.

 

Il diritto alla salute è diventata una guerra fra poveri, fra nosocomi per accaparrarsi quel reparto, quel servizio, quella centralità rivendicata a scapito degli altri: si chiude un reparto specialistico, una cardiologia o un punto nascita.
L’egoismo campanilista della piccola provincia borghese trionfa! Iniziò tempo fa con i piccoli ospedali, ed ora si è arrivati a spazzare via la rete nosocomiale provinciale in nome del motto: ne resterà solo uno!
In tutto ciò è necessario non perdere l’obiettivo di riferimento: la tutela della salute collettiva e individuale, la garanzia dell’accesso ai servizi per i più deboli, l’equità nelle prestazioni e nei territori; e nelle professionalità sostenute.
Un po’ troppo per un comitato solo e abbastanza per richiamare alle responsabilità istituzionali chi si perde in passarelle elettorali, servilismi di mercato, e protezionismo corporativo e campanilista.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Giugno 2019 07:32

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