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Una valigia di memorie

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Il GIORNO DELLA MEMORIA è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell'Olocausto.
In quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazifascista.

L'ANPI di Jesi celebra questa ricorrenza con la mosta fotografica
"UNA VALIGIA DI RICORDI", un'ampia serie di foto storiche testimonianza dei campi di concentramento.
Aperta dal *22 al 27 gennaio 2019 con orario :10.00-12.30/ 17.00-19.30
(*Il giorno 22 gennaio la mostra aprirà alle ore 18.00 per l'inaugurazione)
Galleria di Palazzo dei Convegni
Corso Matteotti - JESI


All'interno della mostra :
Mercoledì 22 gennaio, ore 19.00
Canti di memoria e resistenza
Il canzoniere dell’ANPI

Venerdì 24 gennaio, ore 18,30
Voci e suoni della memoria
Freedom acustic quartet
David Uncini - troma, Lorenzo Cadenazzi - flauto
Mattia Console - violino, Irene Bendia - clarinetto
Arrangiamenti di David Uncini

Sabato 25 gennaio, ore 18,00
La bocca ha divorato il fiume
Spettacolo teatrale
scritto e interpretato da
Matteo Curatella “Le Mat”

Domenica 26 gennaio, ore 18,00
Stella stellina
La vita di Liliana Segre
Reading musicale del trio
Cavalletti, Martellini e Monina
Rosetta Martellini, attrice
Serena Cavalletti, violino e voce
Marco Monina, chitarra


PRESENTAZIONE della MOSTRA:

In occasione della ricorrenza internazionale del Giorno della Memoria del 27 Gennaio, la Sezione ANPI di Jesi presenta la mostra fotografica “Una valigia piena di Memorie”

Sono fotografie sulla Shoah, sui campi di sterminio, sulla guerra, fortunosamente ritrovate presso una delle Sezioni storiche della nostra città quella di Via Roma “Martiri xx Giugno”.
Donate all’Anpi, restaurate, catalogate e riproposte esattamente come trenta anni fa: è questo infatti il tempo trascorso da quando il PCI organizzò questa mostra.
In una società che sta diventando sempre più retinica, assuefatti da immagini sempre più precise e virtuali, queste foto in bianco e nero sfocate, sbiadite dal tempo, hanno ancora la capacità di bucare gli occhi e lo stomaco: ci parlano di dolore, di morte, di sterminio sistematico di milioni di persone, ma anche di profonda pietas, ed in alcuni casi di speranza.
Come fare a trasmettere la Memoria dell’indicibile per giunta in un tempo in cui i testimoni diretti, per motivi anagrafici, stanno scomparendo? La macchina fotografica è un apparecchio potente. Quando fissa una frazione di secondo visivo, quel momento rimane per sempre. Una fotografia crea un senso di contatto diretto con la realtà, anche se questa realtà è trascorsa, la fotografia acquisisce un campione del tempo passato e lo documenta su carta.
Il tempo, quando viene fissato in questo modo, lascia un’impressione indelebile nella memoria del singolo e rimane come contributo collettivo per il futuro. Fotografia quindi come documento storico.

Ricordiamo quindi la Shoah, le vergognose leggi razziali, la persecuzione di ebrei e di tutte le altre minoranze etniche, quanti hanno subito l’umiliazione della deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
I deportati sono stati tanti, per motivi politici, per dissidenza, e per le assurde ragioni di ogni regime dittatoriale, qualificate da una volontà di soppressione delle libertà individuali e senza alcun rispetto dei diritti umani. Tantissimi dei deportati non sono più tornati ed a poco a poco, dopo la liberazione dei Campi, si scoprì l’orrore estremo, la volontà di annientare la persona umana, le sperimentazioni mediche su adulti e bambini, gli abusi e le violenze di ogni genere. Ricordiamo quindi il 27 gennaio, l’orrore assoluto, e ricordiamo senza distinguo perché la matrice è la stessa: l’odio, il disprezzo per il diverso, infine il disprezzo per l’Umanità che non appartiene a quella che si considera una “razza superiore”.
Ricordiamo e facciamo conoscere, non solo perché c’è ancora chi nega, chi sottovaluta e dimentica ma per una Memoria non formale destinata a sopravvivere all’ingiuria del tempo che conservi nel futuro i fatti di un tragico ed oscuro periodo della storia d’ Europa, affinché simili tragedie non siano più consentite.

Il Comitato di Sezione ANPI Jesi

 

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Gennaio 2020 11:45

Comments  

 
0 #1 Merillcoals 2020-01-26 15:03
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